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Categorie di lavoro: legali e contrattuali

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Avendo trattato già in diversi articoli le forme contrattuali, tratteremo ora dell'oggetto precipuo dell'attività lavorativa, vale a dire gli istituti e le mansioni che il lavoratore è chiamato a svolgere dal momento dell'assunzione

Tali compiti, che il lavoratore è tenuto ad eseguire e il datore di lavoro ha il diritto di pretendere, devono essere portati a conoscenza al momento della stipulazione del contratto. Particolarmente rilevante è il concetto di qualifica. Essa s'incarica di designare lo status professionale del lavoratore, ossia il ruolo che è chiamato a svolgere all'interno dell'organizzazione aziendale.

Da un lato, la qualifica determina il tipo di trattamento normativo e previdenziale del lavoratore; dall'altro, impedisce al datore di lavoro di esigere dal lavoratore lo svolgimento di mansioni al di sotto, o comunque diverse, da quelle afferenti ad una determinata qualifica professionale.

Le categorie s'incaricano di classificare i diversi profili professionali, tanto quelli individuati per legge come gli altri determinati dai contratti collettivi di categoria. Nel primo caso si parla di categorie legali dei lavoratori subordinati che, in Italia, sono soltanto quattro, in ordine crescente d'importanza e di retribuzione economica: operai, impiegati, quadri e dirigenti.

Le categorie contrattuali, aventi origine da uno o più contratti collettivi, sono di diverso tipo. Fra queste spiccano ad esempio gli 'intermedi', categoria alla quale appartengono i capo-operai e i 'funzionari', categoria questa tipica dei settori assicurativo e creditizio.