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  • Offerte di lavoro: i contratti atipici sono l'unica reale prospettiva

    Secondo stime Ocse, in Italia hanno difficoltà a trovare un impiego non soltanto i neolaureati ma anche i professionisti licenziati intorno ai 50 anni di età: i primi ormai rassegnati alla precareità, i secondi incapaci di reinserirsi professionalmente tramite contratti atipici
    Secondo stime dell'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, la crisi starebbe colpendo in Italia non solo i neolaureati ma anche i professionisti che, oltre al titolo, hanno anche anni di lavoro alle spalle.

    Indipendentemente dalla ricchezza del curriculum infatti, chi si aggira intorno ai 50 anni di età, se licenziato, incontra serie difficoltà a trovare un nuovo impiego. Per quanto riguarda i giovani invece, sono pochissime le opportunità di lavoro sulle quali non gravi il peso della precareità. Per i neolaureati, i contratti atipici rimangono l'unica possibilità reale di lavoro.

    Secondo un recente studio pubblicato dal quotidiano Il Messaggero, le difficoltà di inserimento professionale sarebbero da imputare alle carenze del sistema formativo italiano. Le aziende non trovano i profili professionali che necessitano, mentre le università continuano a sfornare laureati in specialità di cui nessuno ha bisogno. Senza contare poi la scarsa mobilità sociale che caratterizza il nostro paese, in particolar modo al sud.

    In Italia, il figlio di un genitore laureato e ad alto reddito ha più del 50% di probabilità di accedere a un titolo di studio. Per quanto riguarda il meridione poi, negli anni '90 sette laureati su mille ne fuggivano alla ricerca di un posto di lavoro al nord o all'estero. Negli ultimi 5 anni sono aumentati a 12, che, in termini numerici, fa all'incirca 50 mila cervelli in fuga.

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