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Contratti di lavoro: il job sharing

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In Italia si considerano due grandi famiglie di contratti lavoro: il contratto collettivo nazionale e il contratto individuale di lavoro. Con quasi 400 tipologie diverse, l'Italia è il paese europeo con più contratti collettivi nazionali di lavoro. Della seconda tipologia sono invece, ad esempio, il contratto part-time, quello a termine, il contratto a progetto (il famoso co.co.co) e, meno noto, il contratto ripartito, meglio conosciuto come 'job sharing'.

È questo uno speciale contratto di lavoro tramite il quale due lavoratori s'impegnano ad adempiere a una sola e identica obbligazione lavorativa. In questo senso, il job sharing è assimilabile al contratto part-time, dal quale si differenzia perché non esistono due distinti contratti part-time, ma un solo contratto di lavoro subordinato.

Tale formula contrattuale implica che ciascun lavoratore è responsabile dell'adempimento dell'intera prestazione. Come previsto dall'articolo 42, tale contratto deve essere redatto per iscritto e specificare la misura percentuale e la collocazione temporale del lavoro (giornaliero, settimanale, mensile o annuale) che dovrà essere svolta da ciascuno dei due lavoratori.

Il contratto di job sharing deve specificare anche il luogo di lavoro e il trattamento economico che spetta a ciascun lavoratore. Se di pari livello e mansione, i lavoratori dovranno necessariamente percepire la stessa identica retribuzione, che sarà comunque proporzionata alla prestazione lavorativa effettivamente svolta. Dal punto di vista previdenziale e assistenziale, i contitolari del contratto di lavoro ripartito sono assimilati a lavoratori part-time.

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